GrandaQueer – Intervista alla vicepresidente Elisabetta Sollazzi


D. Come vivi il tuo essere queer?

R. Adesso rilassata e con consapevolezza, ma non è stato sempre così. Avevo continuamente l’impressione di essere doppia e non trovavo una parte dominante che mi indicasse la direzione da seguire, poi lavorandoci su, insieme alla psicoterapista ho delineato là i contorni fisici e mentali della mia persona. Probabilmente non sono giunta ad un “punto di arrivo”, ma nel “divenire” sono a mio agio.

D. Essere queer. Ieri come oggi quali pregiudizi?

R. Essere queer oggi è come ieri. “La mia è una fase” come tanti pensano, e come “maschiaccio ci sta che faccio le cose cosi”, tanto è “passeggera”! I pregiudizi vanno a braccetto con i preconcetti, e questi insieme sono sempre di moda. E per smontarli ci vuole tempo e voglia. Quando passo molto tempo con delle persone e tengo alla loro compagnia ad esempio, spendo parole e racconti sul mio vissuto, per comunicare l’unicità delle singole personalità, e come può essere fluida la vita una volta scavalcati gli schemi.


D. Quanto è stato difficile nella tua esperienza personale non essere ingabbiata in una categoria precisa?

R. A ripensarci, difficilissimo, perché il mio percorso personale inizia in torno ai 4 anni. Ci sono stati tanti momenti in cui cercavo dei punti di riferimento, delle persone che dessero ispirazione al mio “essere” per incominciare e poi proseguire come sentivo. Non trovandoli, spesso rimandavo le mie domande pensando di non saper confrontarmi e rispondere ai miei punti interrogativi.

D. Pensi che vivere in provincia influisca sul modo in cui la gente ti percepisce?

R. Le province hanno un grosso difetto, fanno da contorno a grosse città dove succedono cose e dove c’è il passaggio di molte persone e culture. E questo determina una messa in discussione della società locale e con l’attivismo, noi di Grandaqueer abbiamo sperimentato che collaborando col e sul territorio, affrontando temi caldi, la percezione di chi sei e perché desideri auto affermarti diviene importante per chi ti ascolta. E’ nello scambio di esperienze che il tessuto sociale, messo a confronto può cambiare.

D. Quanto l’essere queer è solo una questione politica in Italia?

R. Personalmente non so dire. Come idea generale le nuove generazioni, cioè chi è alle prese con l’adolescenza e domande esistenziali, si interessano in maniera approfondita dell’argomento, cogliendo da altri percorsi spunti per intraprendere nuove riflessioni. Certo è che le riflessioni delle persone queer nel Regno Unito non sono le stesse in Italia.


 Intervista di Giovanni Bertuccio per ART IS PRESENT

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